Oggi sarebbe stato il compleanno di mio papà Renato.
E come se non bastasse, oggi è anche la Giornata mondiale dell’Abbraccio.
Ci sono coincidenze che sembrano scelte apposta dalla vita.
Mio papà aveva l’Alzheimer, una malattia che porta via le parole, i ricordi, i nomi.
Ma non tutto..non gli abbracci.
C’era un gesto che sapeva fare sempre, anche quando tante cose si erano perse lungo la strada: abbracciarmi, un gesto semplice, istintivo, potentissimo.
Ogni volta che mi stringeva, il mondo rallentava.
E io stavo meglio…davvero.
Un abbraccio non chiede spiegazioni.
Non ha bisogno di memoria, passa dal cuore alle braccia, e arriva dritto all’anima.
Mio papà forse non ricordava il giorno, l’anno, a volte nemmeno il perché…ma ricordava come si ama.
In tante parti del mondo l’abbraccio è un rito di pace, di accoglienza, di cura.
C’è chi lo usa per salutare, chi per consolare, chi per dire “sono qui” senza parlare.
Ovunque, l’abbraccio ha lo stesso linguaggio:ti vedo, ti sento, ti riconosco.
E oggi penso che papà questo lo sapesse bene.
Perché anche quando la malattia provava a portargli via tutto, lui riusciva ancora a regalarmi ciò che contava di più: presenza, affetto, calore.
Oggi, nel giorno del suo compleanno e della Giornata dell’Abbraccio, voglio dirlo forte:
abbracciarsi aiuta.
Cura.
Tiene insieme i pezzi e io ne ho tanti.
E a volte è l’unica cosa che resta — ed è anche la più importante.
Buon compleanno papà
Continuo a sentire le tue braccia intorno a me.
E non le dimenticherò mai.
La Giacoma
